La Guerra Del Peloponneso

La democrazia trionfa ad Atene

Nel v secolo a.C. la civiltà greca raggiunse il suo massimo sviluppo, con l'ascesa politica di Atene.La città, infatti, venne abbellita con splendidi monumenti e opere d'arte. Al tempo stesso, però, in Grecia sfociarono grandi tensioni che generarono una guerra terribile: la guerra del Peloponneso. Durante questo secolo, ad Atene si instaurò la democrazia, i cui punti di forza erano principalmente due: la libertà di parola nelle assemblee e nei tribunali (isegorìa) e l'acquisizione di uguali diritti per tutti (isonomìa). Gli ateniesi, inoltre, potevano partecipare alla vita collettiva della polis: si incontravano nei banchetti e nell' agorà, partecipavano alle feste religiose e alle manifestazioni sportive. In queste occasioni avevano la possibilità di contatti con letterati, filosofi e uomini politici, e, di conseguenza, avevano un grado di istruzione piuttosto elevato.

Ippocrate
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il "padre" della medicina

Durante il periodo democratico, ad Atene nacque un nuovo modello di intellettuale: il sofista, che modificò molto la cultura ateniese. Questi sapienti, infatti, non ragionavano più in modo astratto, come i filosofi precedenti, ma in modo pratico. E' ai sofisti che viene attribuito il perfezionamento dell'arte della parola, una qualità molto importante della società democratica. Essa, infatti, permette di esprimere le proprie idee e di convincere gli altri sui propri punti di vista. I sofisti modernizzarono la cultura tradizionale e i racconti del mito, trasformandoli in modo scientifico e laico.
Questo periodo venne anche caratterizzato da varie innovazioni culturali: la storiografia scientifica, la medicina, il teatro e l'arte.
-La storiografia scientifica nacque con lo storico Tucidide. Egli sosteneva che il compito dello storico era quello di descrivere gli eventi che determinavano la politica interna ed estera degli Stati, in modo preciso e obiettivo, escludendo gli eventi sovrannaturali dalla realtà.
-La medicina occidentale fu scoperta da Ippocrate. Ciò che caratterizzava la medicina greca era l'opposizione alle cure magiche e tradizionali, per osservare invece in modo scientifico e professionale, la causa della malattia e i suoi sintomi.
-Accanto alla cultura poetica tradizionale (Iliade e Odissea) e ai racconti mitologici, nacquero delle nuove forme di intrattenimento per i cittadini: la lirica e il teatro. Gli spettacoli teatrali erano di due generi principali: la tragedia, evento religioso e politico tratto dal mito, e la commedia, che riproponeva gli eventi accaduti durante l'anno in modo comico e divertente.
-L'arte subì notevoli cambiamenti rispetto al passato. Essa, infatti, era rappresentata in modo più armonico e realistico per esaltare la bellezza e la proporzione della figura umana.


Atene dopo la guerra contro i persiani

Nonostante la vittoria greca le guerre contro i persiani non terminarono. Atene, data la sua politica aperta, trasse beneficio dalla guerra mentre Sparta, avendo un governo chiuso, non si espanse ma conservò il dominio nel Peloponneso.
Le città ioniche temevano un ritorno dei Persiani così si allearono nel 477 a.C. nella Lega di Delo.

Lunghe mura
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costruite tra Atene e il Pireo

Le città alleate si riunivano ogni anno per partecipare alle decisioni di comune interesse, inoltre dovevano contribuire alla difesa dei propri territori con un contingente militare o un tributo in denaro da affidare ad Atene.
Atene in questo modo prendeva sempre più potere e Temistocle, politico ateniese, temeva che questo avrebbe potuto portare a uno scontro con Sparta.
Egli fece quindi costruire delle mura tra la città e il Pireo (le Lunghe mura) per impedire che Atene potesse essere bloccata militarmente e incrementò la forza navale.
Ad Atene si crearono due partiti: uno radicale che voleva l’espansione in altri territori e l’altro moderato che voleva la pace.
Inizialmente prevalsero i moderati che nel 470 a.C. esiliarono Temistocle esponente dei radicali.
Prese il potere Cimone che nel 468 a.C. combatté e vinse contro i Persiani ottenendo il dominio del Mar Egeo.
Nel 464 a.C. Sparta chiese rinforzi ad Atene per contrastare una rivolta di iloti. Gli spartani, dato il prolungarsi della rivolta, dovettero congedare l’esercito ateniese per i costi troppo alti di mantenimento.
Gli ateniesi si offesero, il partito radicale prese il sopravvento ed esiliò Cimone nel 461 a.C.


Atene di Pericle

Pericle
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Il capo del partito democratico Pericle (460 a. C.) diresse la vita della città per trent’anni, trasformandola nella maggiore potenza della Grecia antica. Operò per rafforzare la componente popolare all’interno dello Stato: trasferì tutti i poteri all’ assemblea, la Bulè.; l’ Areòpago si ridusse a giudicare solo i delitti di sangue. Inoltre, Pericle introdusse un’ indennità per chiunque partecipasse all’assemblea o al tribunale popolare come giudice: così anche i cittadini meno abbienti ebbero la possibilità di partecipare. Gli incarichi politici furono sorteggiati tra tutti i cittadini, fatta eccezione per quelli militari e finanziari, che rimanevano elettivi. Ciononostante il demos ebbe solo un forte potere di controllo. Gli strateghi, infatti, continuavano a essere scelti tra le classi più elevate. Inoltre, Pericle aveva limitato la cittadinanza a chi aveva entrambi i genitori ateniesi. Pericle era un uomo di vasta cultura. Molti intellettuali divennero suoi amici e si riunivano in un circolo animato dalla sua compagna Aspasia, donna di straordinaria intelligenza: tra questi il filosofo Anassagora, lo scultore Fidia e infine musicisti e artisti. Gli avversari di Pericle cercarono in vari modi di sollevare l’opinione pubblica contro il circolo culturale di Aspasia, accusando questo gruppo d’intellettuali di essere troppo lontani dalla mentalità comune, oltre che atei. Alcuni di essi furono coinvolti in diversi processi per “ateismo” e furono esiliati. Anche Aspasia fu processata, ma Pericle, che ne era molto innamorato, la difese personalmente, così gli ateniesi la assolsero. Nella città ricca e bellissima la cultura era parte della vita quotidiana. Anche il teatro era diventato fondamentale per Atene. Infatti, nel secolo V a. C. Atene riflette a teatro sulla propria storia, sui valori e sui miti costitutivi della propria cultura. Infatti, nel teatro alle pendici dell’acropoli erano messe in scena le tragedie tra cui la tragedia di Antigone, in cui Sofocle affronta il rapporto conflittuale tra libertà individuale e autorità dello Stato. La vicenda è ambientata nella Tebe mitica. Il re Creonte ha vietato la sepoltura del corpo di Polinice. Egli, infatti, che non intendeva dividere il potere con il fratello Etéocle, aveva attaccato la città, scatenando una guerra conclusasi con la reciproca uccisione dei due fratelli. Allora Creonte stabilisce che non venga sepolto il corpo del traditore, cui viene tuttavia data sepoltura di notte dalla sorella. Non solo Pericle promosse anche la costruzione di splendidi edifici monumentali che avrebbero trasformato Atene in un “museo”. Egli fece riedificare l’acropoli e per dimostrare la grandezza della città vittoriosa, fece erigere un nuovo, magnifico tempio interamente in marmo in onore della dea Atena, protettrice della città: il Partenone. I monumentali lavori dell’acropoli rimasero l’esempio più significativo dell’arte greca.

Partenone
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Tuttavia, le risorse finanziarie necessarie per portare a compimento tale grandioso progetto non erano reperibili all’interno della città. L’unico modo per trovare altro denaro era conquistare nuove città e obbligarle a versare tributi ad Atene, sottomettere altre genti parve a Pericle l’unica soluzione per salvare la democrazia ateniese. La politica imperialistica di Pericle ebbe inizio in modo apparentemente pacifico. Nel 454 a. C. egli cominciò a trasferire il tesoro degli alleati da Delo all’acropoli. Da quel momento, non convocò più il consiglio della Lega e usò il denaro degli alleati a proprio piacimento. Inoltre, proibì agli alleati di coniare monete e impose l’adozione della dracma come moneta comune. Questa decisione poneva sotto il suo controllo l’economia delle altre città, aumentandole il malcontento. Atene divenne in questo modo una città-tiranno. Si ebbero perciò episodi di ribellione che furono stroncati con durezza; gli ateniesi s’intromisero pesantemente negli affari interni delle città alleate. Inoltre, molti cittadini ateniesi furono inviati come coloni in varie località della Grecia. Pericle allargò ancora di più la base di consenso della democrazia; ormai una buona parte della cittadinanza dipendeva, per la propria sussistenza, della politica dello Stato. Dopo la morte di Serse (465 a. C.) l’Egitto tentò di ribellarsi ai persiani e chiese l’aiuto di Atene, che Pericle accordò. Tuttavia, al termine della lunga lotta, Atene dovette registrare una durissima sconfitta: nel 452 a. C. la sua flotta fu distrutta lungo le coste egiziane. Alla fine i Greci e i Persiani stipularono nel 449 a. C. la pace di Callia: Atene ottenne che la Persia riconoscesse l’autonomia delle città greche sulle coste asiatiche, ma accettò il dominio dei Persiani sull’Egitto e su Cipro.


La statua di Nike
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La statua di Nike (Vittoria),
opera dello scultore greco Paionio.

Guerra di Peloponneso: Sparta contro Atene

Alla fine delle guerre persiane, Atene dominava sul mare mentre Sparta dominava il Peloponneso (dove, insieme alle poleis regionali, formò la lega di Peloponneso). Atene rese impossibile la sopravvivenza di alcune poleis alleate con Sparta. In particolare, Pericle instaurò un decreto che vietava le navi megaresi di accedere ai porti e mercati della Lega di Delo e Megara dovette chiedere aiuto a Sparta. Nel 431 a.C. iniziò una guerra che coinvolse l'intera penisola greca e durò circa trent'anni.
Uno degli obbiettivi di Sparta era di impedire ad Atene di prendere il dominio di tutta la penisola: se Atene avesse vinto, sarebbe stata capace di unire tutto il potere in un unico Stato territoriale. Pericle aveva intenzione di sfruttare il dominio marittimo ateniese per vincere la guerra ma nel 430 a.C. ad Atene si diffuse una pestilenza che portò al declino della popolazione. Tra le vittime della pestilenza fu parte anche Pericle.
Dopo la sua morte, la guida del partito democratico fu preso da Cleone e nel 425 a.C. gli ateniesi riuscirono ad occupare Sfacteria. Sparta reagì mandando il suo miglior generale, Brasida, a combattere contro le colonie ateniesi. Nel 422 a.C. Brasida e Cleone morirono in battaglia. Nel 421 a.C., ad Atene, Nicia condusse il partito della Lega di Delo alla pace con Sparta (La pace di Nicia), ma durò solo cinque anni.


La fine del dominio ateniese

Alcibiade
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Guida ateniese nella guerra di Siracusa

Ad Atene si riaccese presto la febbre di guerra e cosi vi furono una serie di provocazioni contro Sparta. La più signficatifa fu la spedizione contro l’isola di Melo, alleata spartana. L’esercito ateniese espugnò l’isola e massacrò i suoi abitanti o li vendette schiavi: questo episodio suscitò lo sdegno di tutta la Grecia.
Il sostenitore di questa politica ateniese fu Alcibiade, che presto divenne l’uomo più autorevole del partito. Nel 416 a. C. Alcibiade trovò una buona ragione per riaprire le ostilità: la città siciliana di Segesta chiese aiuto ad Atene contro la città di Siracusa, alleata spartana. Atene se avesse vinto avrebbe messo mani sulle regioni più ricche del mondo greco e avrebbe avuto le risorse necessarie per battere definitivamente Sparta. Le operazioni in Sicilia si rivelarono molto più difficili del previsto e un evento inaspettato costrinse Alcibiade ad abbandonare la guerra: ad Atene erano state rubate le statue del dio Ermes (le erme) e questo faceva temere che a causa dell’offesa subita gli dei non potevano essere favorevoli e quindi la guerra sarebbe stata persa. Alcibiade allora scappò a Sparta dove probabilmente rivelò dei segreti militari. Nel 414 a. C. Atene riuscì a bloccare la città siciliana, finchè un contingente spartano riuscì a penetrare nella città e rianimare la resistenza. Siracusa passò al contrattacco e Atene venne sconfitta.
L’indebolimento di Atene incoraggiò Sparta a riprendere la guerra. Il re di Persia approffittò per allearsi con Sparta per ricevere in cambio le città ioniche. Il comandante spartano riuscì a bloccare Atene sia via mare sia via terra e così fu costretta ad arrendersi. Atene fu obbligata ad abbattere le mura, a rinunciare alla flotta e all’impero, abolire la costituzione democratica ed entrare a far parte della Lega del Peloponneso come Stato satellite.