La Popolazione Della Terra

La popolazione mondiale

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Densità di popolazione di ogni paese

Il nostro Pianeta, alla fine del 2011, ha raggiunto i sette miliardi di abitanti, con una densità media di circa 45 ab./km2. Le zone abitate stabilmente dall'uomo sono dette ecumene, nelle quali si riscontrano picchi di densità demografica in prossimità delle grandi metropoli e in zone pianeggianti percorse da fiumi. Le zone della Terra inospitali per l'uomo, denominate anecumene, rappresentano il 20% delle terre emerse e sono costituite da deserti, zone montuose, foreste tropicali e dalle zone polari. La distribuzione della popolazione è molto irregolare poiché ben l'80% degli uomini vive nell'emisfero boreale fra i venti e i quaranta gradi di latitudine, cioè nelle zone in cui vi sono climi temperati e subtropicali. Inoltre la distribuzione demografica varia da continente a continente: infatti l'Asia ha una densità quattro volte superiore rispetto a quella dell'America, l'Europa e l'Africa hanno densità modeste, mentre l’Oceania riscontra densità molto basse. L'irregolare distribuzione della popolazione dipende da due fattori principali: i fattori geografici e i fattori antropici. Nei primi rientrano la fertilità del suolo, il clima e la presenza d'acqua, mentre nei secondi la disponibilità di risorse. Influiscono sul popolamento di una regione anche gli stili di vita, il tipo di società e il livello culturale e tecnologico di un popolo. L'attuale popolazione mondiale è il risultato di una lunga crescita demografica, la quale ha avuto origine nel Neolitico per fermarsi drasticamente nel Medioevo a causa di una sensibile migrazione di popoli di origine asiatica verso occidente e dell’espansione della dominazione araba nel Nordafrica e nel Vicino Oriente. La popolazione ha ricominciato a crescere intorno all'XI secolo, seppur con qualche battuta d'arresto dovuta a carestie, guerre e pestilenze. In seguito alla rivoluzione industriale, avvenuta nella seconda metà del Settecento, e alla riduzione della mortalità, derivante dall'aumento delle risorse alimentari e dai progressi nella medicina, si è avvertito un vero e proprio "boom" demografico. Dall'analisi del trend di crescita demografico si evince che a partire dal 1700 e per i tre secoli successivi si è verificata una riduzione dei tempi di raddoppio della popolazione, mentre si prevede che verso la fine di questo secolo la popolazione mondiale tenderà a stabilizzarsi.


L'aumento demografico

La popolazione mondiale è in continua crescita, alternando fasi di espansione a brusche cadute. Nel XIX secolo c'erano solo 1 miliardo di abitanti, ora, nel XXI secolo siamo in 7 miliardi. Questo è dovuto ai progressi che l'umanità sta facendo in campo tecnologico ed industriale.
La crescita demografica, però, non è uguale in tutti i paesi. Infatti ci sono tre diverse situazioni relativamente omogenee:
- i paesi meno sviluppati registrano una forte crescita demografica, tali da portare al raddoppio della loro popolazione;
-i paesi a sviluppo intermedio o in via di sviluppo registrano un rallentamento della crescita;
- i paesi maggiormente sviluppati sono prossimi alla crescita zero o addirittura subiscono un declino della popolazione.
Queste tre situazioni corrispondono alle fasi del modello della transizione demografica.

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Famiglia in uno Stato in cui la natalità e alta.

Ci sono dei fattori che incidono sulla crescita demografica: la natalità. la mortalità, il tasso di mortalità infantile e la speranza di vita.
La mortalità nei paesi poveri è molto alta, ma è in calo rispetto al passato grazie al miglioramento delle condizioni igieniche e alla diffusione della medicina moderna. Nei paesi ricchi, invece, è inferiore a quella dei paesi poco sviluppati.
La natalità nei paesi maggiormente sviluppati è bassa, perchè non si avverte la neccessità di avere molti figli, a differenza dei paesi poveri in cui si vive soprattutto di agricoltura e attività in cui si richiede molta forza lavoro e ciò induce a procreare un numero elevato di figli.
Il tasso di mortalità infantile è un indicatore significativo delle condizioni igieniche e sanitarie di una popolazione, nonché della disponibilità di cibo di buona qualità. Proprio per questo i paesi sviluppati presentano valori inferiori al 10%, mentre in alcuni stati dell'Africa si supera il 100%.
Infine, ultimo fattore, è la speranza di vita. Esso dipende, non solo da zona a zona, ma anche da sesso e soprattutto dalle condizioni di vita. Anche in questo caso i paesi ricchi la speranza di vita è superiore agli 80 anni, mentre nei paesi poveri l'aspettativa di vita è anche inferiore ai 40 anni.


Giovani e anziani

Le dinamiche demografiche influiscono sulla struttura delle popolazioni: sulla loro articolazione per fasce d’età. Nei paesi a elevato sviluppo, la bassa natalità e la crescente speranza di vita danno luogo a un forte squilibrio fra giovani e anziani. La popolazione con meno di 15 anni non raggiunge 20% del totale, mentre quelli con oltre 65 anni superano il 15%. Questa situazione viene descritta da un indice di vecchiaia molto alto.

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giovani e anziani

Nei paesi meno sviluppati si registrano condizioni opposte: a causa dell’elevata natalità i giovani possono raggiungere il 30-40% della popolazione complessiva, mentre gli anziani sopravvivono in numero ridotto: siamo di fronte a indici di vecchiaia particolarmente bassi.
La conferma di queste situazioni viene dall’ analisi delle piramidi demografiche. Quando una popolazione contiene molti giovani e pochi anziani, questo grafico si presenta largo alla base e restringe in alto. Nei paesi sviluppati, invece, le piramidi hanno una base stretta, si allargano al centro e si assottigliano lentamente.
L’ invecchiamento demografico comporta conseguenze di ordine sociale ed economico. Gli anziani per esempio hanno bisogno di più assistenza e cure mediche rispetto ai giovani e la quantità di denaro destinata al pagamento delle pensioni: ciò comporta un forte impegno finanziario. Di conseguenza i governi sono costretti ad aumentare le tasse e innalzare l’età minima per poter andare in pensione.
Anche la struttura dei paesi meno sviluppati determina conseguenze economiche e sociali: gli stati devono spendere cifre elevate per garantire l’assistenza sanitaria e un’istruzione minima ai giovani (che trovano difficilmente lavoro, perché sono troppo numerosi rispetto all’ offerta di lavoro). Questi fatti determinano una situazione di povertà diffusa, che spinge molti giovani ad emigrare verso paesi ricchi. I paesi in queste condizioni si trovano nella necessità di attuare il “riequilibrio demografico”: da un lato puntano a migliorare le condizioni igieniche e sanitarie, dall’ altro operano sul piano di fecondità, cercando di ridurre i figli generati da ogni donna.

I tipi di famiglia

La natalità tende ovunque a diminuire per effetto di una serie di trasformazioni sociali, quali l'urbanesimo, lo sviluppo economico, l'aumento dell'istruzione ed il miglioramento delle condizioni igieniche.
Queste trasformazioni influiscono anche sulla mentalità delle persone determinando a loro volta un'alterazione della struttura famigliare.

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foto di famiglia

Infatti, nelle società rurali, esistono due tipi di famiglie:

-Le famiglie allargate: nella quale convivono nella stessa famiglia più generazioni e molti tipi di parentela;
-Le famiglie nucleari: formate solo da un nucleo famigliare;

Invece nelle società moderne ci sono:

-Le famiglie unipersonali: composte da un anziano rimasto vedovo o da un giovane che sceglie di rimanere single;
-Le famiglie monogenitoriali: in cui un genitore divorziato vive con i propri figli;
-Le famiglie ricostituite: formatosi dopo che uno o entrambi i genitori si risposano

In sociologia, cioè la scienza che studia la società umana, si classificano sette tipi di famiglia:

-Coniugale: composta dai genitori e dai propri figli;
-Poliginica: quando non vi è distinzione tra la madre e le altre donne appartenenti al proprio gruppo parentale e un padre;
-Poliandrica: quando non vi è distinzione tra il padre e gli altri uomini appartenenti al proprio gruppo parentale e una sola madre;
-Poliginandrica: o del matrimonio di gruppo, quando vi sono più madri e padri conviventi;
-Consanguinea: composta dai genitori, dalle loro famiglie e dai loro discendenti;
-Monogenitoriale: composta da un solo genitore e dai suoi figli, generati o adottati

Le migrazioni

Le dinamiche demografiche vengono influenzate, oltre che dal livello di natalità e mortalità, anche dalle migrazioni. La popolazione cresce se è alta l'immigrazione e diminuisce se è alta l'emigrazione. La maggior parte delle migrazioni provengono dai paesi poco sviluppati, verso i paesi molto sviluppati e possono essere causate da diversi fattori. Le cause economiche sono il motivo più diffuso di emigrazione, accompagnate da motivi politici, religiosi e di persecuzione.

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le migrazioni

Le migrazioni sono state consistenti tra l'Ottocento e il Novecento, nel periodo della rivoluzione industriale, quando i contadini erano in fuga dalla povertà. Dopo il 1930 il fenomeno diminuì, per riprendere dopo la seconda guerra mondiale. La popolazione era diretta in particolare verso Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile e Australia, per poi raggiungere anche Italia, Russia e Scandinavia. Ultimamente le migrazioni sono aumentate grazie ai mezzi di comunicazione moderni che hanno diffuso in tutto il mondo notizie sul benessere dei paesi ricchi e sulla possibilità di lavoro. Inoltre il costo e la velocità di un viaggio è diminuito notevolmente rispetto al passato. Molte persone, però, entrano in paesi stranieri senza il permesso di soggiorno, azione che comporta costi e rischi enormi.
Esistono due tipi di migrazioni: le migrazioni interne e le migrazioni internazionali. Le prime avvengono all'interno di uno stesso paese e sono causate principalmente dal livello di ricchezze da regione a regione. La popolazione tende a stabilirsi nelle regioni più ricche economicamente, in particolare nelle città, causando il fenomeno dell' urbanesimo. Le seconde, invece, avvengono tra stati e continenti diversi.
Le migrazioni portano molti cambiamenti nella struttura della popolazione, molti dei quali sono positivi.
Nei paesi ospitanti gli immigrati forniscono manodopera a basso costo e spesso svolgono lavori duri e pesanti e nei paesi d'origine si riduce l'eccesso della popolazione e si abbassa il tasso di natalità.