Civiltà cretese e civiltà micenea

La civiltà cretese

Situata al centro del mar Egeo sorge una grande isola. Il suo territorio si estende da ovest verso est per 250 chilometri e da nord a sud per una larghezza massima di 55 chilometri.
Essa è caratterizzata da montagne scoscese e vallate fertili. L'isola era allietata da un clima mite, vegetazione rigogliosa ed era circondata da un mare pescoso.
Su di essa, a partire dal 2300 a.C., fiorì una ricca e splendida civiltà, diversa da quelle egizia e mesopotamiche: la civiltà cretese o minoica (Dal nome di un mitico re cretese, Minosse).
Dai greci che abitarono l'isola molti secoli dopo, sappiamo che i primi abitanti di Creta appartenevano a una razza diversa dalla loro. Si pensa che i cretesi provenissero dall'Anatolia e parlavano anche una lingua diversa.
Essi dettero origine a una civiltà raffinata e originale.

Gioco del toro (Palazzo di Cnosso)
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La felice posizione geografica rese Creta il fulcro di importanti traffici commerciali.
Essa era situata al centro del Mediterraneo e in mezzo a tre continenti (Europa, Asia e Africa). La navigazione era sicura perché il mare da cui era circondata era costellato da innumerevoli isole che rendevano la navigazione più facile e sicura.
Altro punto di forza di questa civiltà erano le fertili vallate, le quali consentivano di coltivare cereali, viti e ulivi e di ottenere una produzione così abbondante da superare le richieste interne. Si allevavano ovini e i boschi erano ricchi di legname.
I cretesi seppero sfruttare questi vantaggi e divennero abilissimi navigatori e accorti mercanti. Migliorarono le tecniche di navigazione e avviarono un'intensa attività commerciale. Scambiarono prodotti con tutti i popoli dell'Egeo. Inoltre si recarono sulle coste della Siria per scambiare prodotti provenienti dall'Oriente per poi trasportarli in Egitto e viceversa. Divennero così i maggiori intermediari negli scambi dell'epoca.
Della civiltà cretese si possono distinguere tre fasi:
- la prima fase detta palaziale (2300-1700 a.C.), dove la vita si svolse pacificamente, ma forse in seguito a un terremoto o incursioni nemiche questa fase finì e si distrussero tutti i palazzi;
- la seconda fase detta neopalaziale (1700-1400), fu sempre un periodo pacifico caratterizzato da grandi opere di ricostruzione: questa fase si concluse o in seguito a un altro terremoto e a invasioni di un'altra popolazione (micenei);
-la terza fase o fase micenea (1400-1200 a.C.),fu caratterizzata dal predominio di questa forte e guerriera civiltà proveniente dalla Grecia continentale.


Le caratteristiche della civiltà cretese

I cretesi furono una civiltà prospera, per questo costruirono numerose e grandi città con maestosi palazzi.

Le città cretesi avevano un potere unitario ed essendo un popolo pacifico non avevano bisogno di circondare le loro città con alte mura infatti la difesa avveniva attraverso flotte navali.
I cretesi erano principalmente dei commercianti e spendevano le loro ricchezze per incrementare i loro commerci.

I palazzi cretesi erano molto estesi, formati da molte camere con diverse funzioni, tutte dipinte e affrescate e adibite ad ospitare molte persone che lavoravano vicino al sovrano.
I palazzi erano i centri economici e politici dell’isola.

Ricostruzione del palazzo di Cnosso
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La religione cretese era incentrata su riti religiosi riguardanti il culto della fertilità: erano praticati principalmente all’esterno in mezzo alla natura ed eccezionalmente all’interno di grandi templi.

Il popolo cretese, sempre a contatto con altri popoli per il commercio imparò ad amare l’arte in tutte le sue forme; gli architetti costruirono grandi palazzi decorati da abili artisti ed artigiani.
Gli artisti minoici usavano colori vivaci e rappresentavano scene di vita quotidiana: da questo si è potuto scoprire che essi partecipavano a giochi e spettacoli pubblici, tra questi il gioco del toro.
Anche le donne che nella società avevano grande considerazione potevano partecipare alle attività sportive.
Nel primo periodo della civiltà cretese (2300-1700 a. C.), momento particolarmente pacifico, si evidenziò la costruzione di imponenti palazzi.
Nella seconda parte (1700-1400 a. C.) venne ideato il sistema di scrittura lineare A e questa civiltà raggiunse il massimo splendore.


Il medioevo ellenico

Dori, Ioni e Eoli nella Grecia
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Attorno al 1200 a. C. la civiltà micenea scomparve e i palazzi non furono più ricostruiti, la scrittura scomparve e l’artigianato si impoverì.
In questo periodo, che va dal 1200 a. C. all’800 a. C. circa, il volto della Grecia cambiò completamente.
Le città micenee come Pilo e Micene lasciarono posto a nuovi insediamenti come i villaggi. Inoltre, venendo a meno di ogni traccia di potere centrale, la Grecia venne sconvolta da grandi ondate migratorie. Intorno alla fine del IX secolo a. C. il territorio greco risultò diviso in tre stirpi: i Dori nel Peloponneso e alcune regioni settentrionali; gli Ioni occuparono l’Attica, l’Eubea e le coste dell’Asia Minore; gli Eoli si stanziarono in Tessaglia e in alcune isole del mar Egeo.
Durante l’età oscura della Grecia il livello culturale si semplificò notevolmente e la scrittura scomparve fino all’800 a. C., quando i greci adottarono l’alfabeto fenicio.
Tuttavia i poemi omerici dimostrano che il livello di vita in questo periodo era molto più avanzato di quel che si pensasse. Infatti, la società del tempo era ben organizzata. A capo di ogni casata c’era il re (basileus) che era affiancato da un Consiglio degli anziani (gerontes). Esisteva anche un’assemblea cittadina nella quale il popolo discuteva di questioni di interesse pubblico. Il potere, però, rimaneva nelle mani degli aristocratici.
Nell’ età oscura l’agricoltura e l’allevamento costituivano la principale fonte di sostentamento. Ogni comunità era autarchica e provvedeva alle proprie esigenze in maniera autonoma. Solo alcuni prodotti come i metalli venivano importati e quindi i popoli ricorrevano a guerre e razzie. Gli stranieri non erano considerati solo nemici, ma anche amici da ospitare e si era tenuti a scambiare doni. La colpa più grave di Paride nell’Iliade, che aveva scatenato la guerra di Troia era stata quella di violare l’ospitalità donatagli da Menelao.


I poemi omerici: un'importante documento storico

Omero
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L'Iliade e l'Odissea sono una raccolta di canti tramandati oralmente dagli aedi o rapsodi. Successivamente questi canti furono fissati per iscritto dal poeta Omero. Essi descrivono la mentalità, i costumi e le istituzioni dei secoli oscuri della Grecia.
In Grecia, gli aedi e i rapsodi raccontavano storie che insegnavano i valori della loro civiltà e comportamenti di tipo sociale, politico e di utilità pratica (accoglienza degli ospiti, compiere sacrifici). Inoltre i caratteri degli eroi e delle eroine erano proposti come modelli positivi o negativi di comportamento: Penelope era il prototipo della fedeltà, Achille l'eroe dalla forza suprema e dallo straordinario coraggio. Clitennestra, invece, era la moglie adultera e assassina, e Tersite l'uomo socialmente spregevole.
La vita dei personaggi omerici era ispirata a una morale competitiva che chiedeva a ciascuno di affermare il proprio onore attraverso forme quali la vendetta per chi veniva offeso. Il controllo sociale era affidato alla voce popolare e quindi c'era il timore di essere disapprovati per qualche azione, tanto che  davanti al disprezzo della collettività si preferiva la morte alla "vergogna". Agli eroi omerici interessava essere considerati e venerati come esseri forti, coraggiosi e belli.
Gli dei di Omero sebbene siano immortali e dotati di poteri provano sentimenti e hanno qualità e difetti simili a quelle dell'uomo, hanno quindi una visione antropomorfica dell'uomo.
Nell'Iliade si narra la presa di Troia da parte dei greci che consapevoli della potenza degli dei compivano e rivolgevano loro sacrifici e preghiere per accattivarsi il loro favore. I sacrifici consistevano generalmente nella cottura delle carni delle vittime sacrificali, il cui fumo sale al cielo e nutre gli dei; le carni, invece, vengono consumate da colui che ha compiuto il sacrificio.